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ELIMINARE IL PRECARIATO O I PRECARI? UNA QUESTIONE DI BUON SENSO

possible-379215_150Vicine a tutti coloro che si battono per il lavoro, pubblichiamo integralmente il documento che ci ha inviato  Barbara Betti a nome del Coordinamento Docenti Precari della Toscana. Ci auguriamo che la questione sia affrontata e risolta.

ELIMINARE IL PRECARIATO O I PRECARI?……..
In questa manciata di giorni che ci separano dal varo del D.L. sulla scuola, si accende il dibattito attorno ai capisaldi della riforma. I portatori di interessi sono davvero tanti e come spesso accade i più deboli devono soccombere. Questa è la legge del mercato o meglio della natura. Di una darwiniana selezione della specie. I più deboli della macchina istituzionale sono i precari. I non-dipendenti, pseudo partite iva che ogni anno si
aggrappano a una convocazione. 
In questi ultimi mesi si è giocato molto sulla disperazione dei precari e co
me è ormai evidente ai più, la scuola si presta particolarmente bene agli slogan, nella fattispecie politici. “Ridare dignità ai precari”, “abolire il precariato!”
Abolire il precariato o i precari mi chiedo? Chissà davvero chi sono i precari! Se fermassi un qualsiasi cittadino per strada e glielo domandassi probabilmente, a parole sue, mi direbbe che precario è quel lavoratore che da anni presta servizio presso un’azienda e che diligentemente ha garantito professionalità e impegno.

Chi sono i precari della scuola? A questa stessa domanda il MIUR è il governo non sanno rispondere. Si nascondono dietro la giurisprudenza e classificano i precari in base a una mera collocazione di graduatoria e non in relazione agli anni di servizio prestato appasionatamente dentro istituzioni scolastiche. Purtroppo per il resto d’Europa questa classificazione speciosa non rappresenta nulla. Il precario è quel lavoratore che ha garantito alla tua azienda il funzionamento essendo presente ogni mattina al suo posto di lavoro.

GaE, Graduatorie di Istituto, sono classificazioni inconsistenti nella legislazione comunitaria… classificazioni che nel Bel Paese pesano come macigni. Tu si e tu no!
Ed è grazie alla maestria tutta italiana che siamo riusciti ad arrivare al punto attuale. Una stratificazione di precariato assurda. Ma questa volta si fa sul serio: si elimina il precariato.
Purtroppo è proprio così: i precari delle GaE saranno assunti e i precari delle Graduatorie di Istituto saranno lasciati senza lavoro.

Non ci saranno più precari…come eliminare la fame bombardando l’Africa!
Questo valore concorsuale del titolo di abilitazione… sembra un meccanismo infernale. Il problema è tutto in una semplice postilla che attribuisce o meno il valore concorsuale al titolo abilitante. Questo valore concorsuale tranquillizza il Palazzo, garantendo la sensazione di agire costituzionalmente rispettando l’art. 97 comma 3 della nostra Costituzione che algidamente afferma: “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge” quindi non è colpa del governo se fino ad ora, dai precedenti governi sono stato: formato (a mie spese),
sfruttato e mal retribuito (negazione degli scatti di anzianità). Dopo aver accettato obtorto collo le condizioni di lavoro, oggi mi vogliono far credere di essere io il mio problema. A molti docenti da 15 anni non viene garantita la possibilità di fare un concorso. Oggi questi docenti, che hanno formato generazioni di studenti, sono cresciuti e in alcuni casi invecchiati, sono mariti, mogli, genitori. Perché è così difficile usare “buon senso”?. Sono i nostri padri costituenti a venirci in soccorso: “salvo i casi stabiliti dalla legge” recita l’articolo sopracitato. È davvero impossibile prevedere una legge che sani questo abuso nei confronti dei lavoratori della scuola? Ad alcuni la parola “sanare” fa paura,
riecheggiano fantasmi del passato, ma è lo Stato che deve sanare se stesso e la sua abusiva pratica della reiterazione dei contratti a termine. Lo dice con la sentenza del 26 Novembre 2014 la Corte di Giustizia Europea. Se è lo Stato che sbaglia perché sono io che devo pagare? Oggi dopo 15 anni non si possono portare indietro le lancette del tempo e imporre un concorso. Occorre prendere atto che dietro i numeri e le graduatorie vivono esseri umani con un cuore e sentimenti. Uomini e donne che faticano a trovare la serenità per entrare quotidianamente in classe e trasmettere la gioia di vivere e la curiosità di scoprire ai vostri figli.
Nonostante tutto ancora credo… credo che ancora una volta il “buon senso” prevarrà sulla stupidità umana.                                                                                                                        Un precario

 

 

 

 

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